giovedì 2 ottobre 2008

Las Vegas, la città nel deserto



Ci siamo lasciati dietro la Death Valley e abbiamo preso la Highway 190, diretta a Las Vegas.
Le strade sono sempre le solite: lunghe, dritte, tagliano il deserto e rappresentano in esso uno dei pochi interventi umani su questo ambiente (a parte i benzinai, che pure da queste parti sono rari).

Entriamo così nel Nevada: dopo neanche un km (dobbiamo fare benzina) cominciamo a vedere i primi edifici, isolati ai bordi dell’autostrada. I primi due che incontriamo sono chiusi (ma offrono “gambling” ossia gioco d’azzardo, oltre agli altri servizi).
Poi ne vediamo un terzo, veramente isolato da tutto, un’edificio di media grandezza pitturato di azzurro che vende gelati, ghiaccio, soda (ossia le bibite gassate) e gambling.
Mi ha fatto impressione: intorno non c’era veramente nulla, tanto che mi sono chiesto se i fornitori ci arrivano in aereo qui.
Continuiamo sulla nostra strada, e la vera novità è che in Nevada il limite di velocità è 70 Miglia all’ora (in California era 65). Ben contento, proseguo.
Fino ad arrivare a un benzinaio (che ha anche una sala dedita al gioco d’azzardo, separata dal bar/ristorante/market che accoglie i clienti).
Facciamo il pieno (40 dollari!) e ripartiamo.
Dopo un paio d’ore arriviamo finalmente a Las Vegas! Il navigatore ci porta proprio sotto il nostro hotel, l’ Excalibur, che è uno degli hotel più “hip”, situato sulla famosa “strip”, la Las Vegas Boulevard, il fulcro della città.



Ogni hotel di Las Vegas è anche un casinò, anche molto grande.
Quello dell’ Excalibur è immenso, e oltre a ciò (come in tutti gli hotels) ha dei negozi posti ai piani superiori.
Vediamo molta gente ipnotizzata dalle macchine, e il rumore che queste macchine (slot) producono ha un po’ del “canto della sirena”: vari trilli continui, mixati con musica che proviene da enormi schermi al plasma, tavoli verdi con giocatori di dadi e roulette, tavoli con giocatori di poker e, in una zona remota di questa “hall” c’è anche una sala per gli scommettitori sportivi (corse di cavalli, partite di baseball).



In un angolo di questo salone, poi, c’è la cassa del casinò, riconoscibile da due cose: c’è scritto “cashier” grosso così ed è protetto da inferriate stile cella di prigione: un angolo piuttosto sorvegliato e sicuro.
Insomma, qui non si viene tanto per farsi un giretto: qui si tenta la fortuna, a tutte le ore del giorno e della notte. E la fortuna è soprattutto dei proprietari di questi posti, che fanno soldi a palate e vanno in giro con limousine di 10 metri circa (misurati).

Il nostro hotel visto da fuori è molto Disneyiano, con tutte quelle torri colorate e la scritta EXCALIBUR illuminata al plasma e attraversata da una spada: all’interno l’accesso alle stanze avviene tramite ascensori iper-veloci situati in due diverse torri.
E’ posto tra altri due hotel “cool”: il Mandalay Bay e il Luxor. Questi tre hotel sono collegati tra di loro tramite un “air train” sospeso: basta chiamarlo e si possono andare a visitare gli altri due hotels.
Cosa che qui sembra essere la maggiore attrazione: visitare gli hotel.
Perché qui il concetto di “palazzo con tante camere” è esteso all’ennesima potenza: a parte la tematica di ogni hotel (MGM Grand, Bellagio, Treasure Island e molti, molti altri), ognuno ha al suo interno almeno due ristoranti, locali vari, negozi, il casinò, il cinema e altro ancora.
Una cosa sbalorditiva di Las Vegas è la sua continua mutazione: ciò che c’era non c’è più, e al suo posto c’è qualcos’altro.
Per esempio, dalla nostra camera vediamo che stanno costruendo un nuovo hotel.
Anche il famoso “Sands”, dove il Rat Pack divenne famoso, è acqua passata.
L’amico Mercurio mi diceva di andare al Motel La Concha, unico sopravvissuto dagli anni ’50: ci siamo fatti dare l’indirizzo, abbiamo impostato il navigatore e abbiamo raggiunto…un cantiere: al 2955 di Las Vegas Boulevard c’era un cantiere aperto! Segno che qualcosa è stato abbattuto non molto tempo fa….peccato.



(bisogna essere americani - e tamarri - per fare di un Hummer una limousine di 9 metri. Misurato, ndr)

Forse l’unica cosa duratura di questa città è il famoso cartello di benvenuto, replicato su tutti i souvenirs possibili in vendita in10 mila negozi: ecco, quello è lo stesso.



(interno di un negozio dedicato agli M&Ms, i famosi cioccolatini. Non è da dire che ci han fatto un negozietto, ma ben 3 PIANI di ciarpame a tema. Viva Las Vegas!)


CARLA GAMBLER!



(Un altro video su Las Vegas è presente nel canale FrankDee su YouTube. Enjoy!)

2 commenti:

Unknown ha detto...

Mercurio sarà mica mio parente???? Non credo... Cmq solo gli americani potevano fare 3 piani di negozio M&M's!!! Non ho parole! Buoni però... :-)

Frank Dee ha detto...

Mercurio è un vecchio amico: ed è nome proprio di persona, non cognome.
Bye dal Grand Canyon: stiamo partendo per Flagstaff, che dici, la facciamo questa foto sotto il cartello della Route 66???

>Frank<