E abbiamo appurato quanto sia facile l'utilizzo delle lavatrici comuni negli hotel ("guest laundry", lavanderia degli ospiti). 45 minuti per lavare le nostre cose, 6o minuti per asciugarle nell'apposito asciugabiancheria (un cestello di lavatrice che però funziona con l'aria calda anzichè con l'acqua).
Di fronte al hotel, dal lato opposto della strada, c'era un grande negozio chiamato Barnes & Noble: è una nota libreria (ha più negozi) dove compreresti quasi tutto.
In più, all'interno, l'onnipresente Starbucks.
Ci siamo trattenuti circa 40 minuti lì, poi siamo andati a dormire (il posto chiudeva alle 23).
Il giorno dopo siamo ripartiti alla volta di Palm Springs, località di villeggiatura con molte palme, e sede di vacanza (con "casettine" di proprietà) di Frank Sinatra, Elvis Presley e altri.
Come al solito, programmiamo il navigatore in auto per sapere quanti km ci saranno da fare il giorno successivo, e a Scottsdale gli abbiamo chiesto: "Scusa, per Palm Springs?" - il monitorino ci ha tramortito: 420 Km.
Lo spostamento più lungo di tutto il percorso (la media precedente era sempre sui 260-300 km al dì, a volte meno).
Partiti al mattino, siamo arrivati a Palm Springs al pomeriggio.
Ma, sapete come siamo fatti, non ci facciamo mancare nulla, proprio come i californiani: sulla strada ci siamo fermati a mangiare in un paesino fuori dall'autostrada, in cui abbiamo trovato un ristorante a buffet ("abbuffè" bisognerebbe dire).
Menù simile ai giorni scorsi: bisteccona con patatine, per Frank una birra, per Carla acqua naturale, che viene servita appena ci si siede a tavola in bicchiere ricolmo di ghiaccio, senza chiederla: è un omaggio. In quasi la totalità dei ristoranti.
Dopo un'ora circa si riparte: questi pranzi non sono leggerissimi, e Frank finora grandi problemi di guida dopo pasto non li ha mai avuti, ma stavolta sì. Carla, che non guida, si addormenta tranquillamente, Frank non può.
Ma stavolta lo ha fatto: è uscito dall'autostrada ed è crollato mezz'ora netta in auto, parcheggiata vicino a un albero che non offriva zone d'ombra, all'interno di un'area di servizio con due punti di ristoro e un benzinaio.
Al risveglio (del solo Frank, che non nse poteva più di fare la lucertola sotto il sole cocente in auto), ci si addentra nel posto di ristoro più vicino tra i due, e si scopre che il posto in questione esiste da 75 anni ed è gestito da una famiglia probabilmente messicana visto il nome: Chiriaco.
Qui è Frank lucertola che scrive.
Mi sono preso un caffè (come al solito bollentissimo e inefficace per i nervi) e mi sono fatto un giretto all'esterno del locale.
Avevo notato, all'interno, una macchina con un gioco a monete per bambini (tipo flipper, ma mooooolto più elementare), che secondo me risale agli anni '30, ed era ancora funzionante.
Fuori dal locale, dismessa in un angolo, una vecchia macchina distributrice di sigarette, anch'essa con parecchi anni addosso (direi, appunto, 70): è una di quelle con uno specchio davanti, cosicchè gli avventori che usufruivano di questa macchina, si guardavano allo specchio e si chiedevano "Che fai, fumi?". Intorno a essa, tavolini in un'ampia porzione del cortiletto fuori da questo simpatico locale, e a terra un gatto nero che dorme. Lo chiami e dorme. Lo accarezzi e non apre gli occhi nè si muove. Immobile. Una signora passa di lì e mi chiede se per caso il gatto sta dormendo: le rispondo di sì, è solo "very lazy", molto pigro. Infatti, ogni tanto muove le zampe per accucciarsi meglio, ma di aprire gli occhi o cambiare posizione non se ne parla.
Lo posso capire: siamo in mezzo al deserto, letteralmente.
E fa caldo, molto.
Ritornndo all'interno del locale, noto ancora una cosa molto comune in USA: gadget personalizzati del locale. Questo posto si chiama Chiriaco Summit, e quindi magliette, borse, magneti per frigo, adesivi e quant'altro targati Chiriaco Summit.
Questa cosa si nota in molti posti, dal ristorante al semplice bar.
Io stesso mi sono comprato una maglietta del Thunderbird Restaurant vicino al Bryce Canyon perchè il design del logo stampato su essa mi piaceva particolarmente!
Dopo la sosta, ripartiamo, ed entriamo dopo poco in California , ancora una volta.
Sulla strada per Palm Springs incontriamo una cittadina dal nome Coachella, famosa perchè in essa si tiene, ogni anno, un festival musicale di proporzioni gigantesche, con molti gruppi provenienti da ogni angolo di mondo.
Ci fermiamo a vedere com'è: un vento micidiale ci fa quasi desistere, ma alla fine ci addentriamo in un'area ove è posto il "visitors center", e lo visitiamo.
Non vediamo granchè: Coachella ci sembra una grande strada con un palazzo congressi, un'area di servizio e poche altre cose. E molto vento.
Non indaghiamo perchè siamo ancora in dirittura d'arrivo per Palm Springs, e questa deviazione non ci è costata nulla, per cui ci riavviamo.
Nel pomeriggio inoltrato arriviamo a destinazione: molte palme (ma và?) ma soprattutto i nomi delle strade, che spesso sono intitolate a famosi divi dello spettacolo (Bob Hope Drive, Frank Sinatra avenue, Gene Autry Drive - quest'ultimo nome è legato alla musica country americana degli anni '40, uno che era molto importante allora) e altre su questo stile, sebbene non solo così; molte altre vie, infatti, hanno nomi sudamericani.
A Palm Springs risiediamo in un hotel chiamato Best Western Inn (una ben nota catena): offre piscina riscaldata, lavanderia e altri servizi accessori.
Non andiamo in piscina, andiamo in downtown!
Ma dopo esserci messi un pò in ordine: doccia, vestiti puliti e via!
Sono le 22,15: arriviamo e i locali sono chiusi o stanno chiudendo.
E' sabato sera: Carla voleva prendersi un gelato ma... "Sorry, we're closing!".
Nemmeno alle 23 quasi tutti gli esercizi erano chiusi: bella roba, al sabato, in una località di villeggiatura, non trovate?
E non abbiamo ancora cenato: il rischio di andare a letto senza cena è alto e tangibile.
Finchè non veniamo attratti da un ristorante chiamato "Tuscan Grill": avete indovinato, un ristorante italiano!
Entriamo sempre più incuriositi (e affamati) e ci dicono che è aperta l'area lounge per bere qualcosa. Ma noi abbiamo fame, e lo facciamo elegantemente presente.
"Ok, vi possiamo fare poche cose, ma non preoccupatevi: entrate" - ce lo dicono in americano, ovviamente, ma non ci lasciamo sfuggire l'invito.
Ci sediamo e chi si occupa di noi è un ragazzo albanese chiamato Julian, che ha abitato in Italia per qualche tempo e sa parlare un pò di italiano grazie ai cartoni animati trasmessi in TV (Tom & Jerry, che non parlano: ma ce lo ha detto lui, ci fidiamo).
Julian ci prende in simpatia e ogni tanto si sofferma con noi a parlare ("Non mi piace Renato Zero perchè è noioso, ma mi piace Celentano perchè è simpatico, ha fatto anche un film con Ornella Muti" ci dice), e devo dire che tratta i clienti con grande professionalità e maestrìa: del resto qui in USA è così, o ti impegni o vai da un'altra parte.
A questo punto farei un'escursione nei luoghi comuni che caratterizzano l'Italia al di fuori dell'Itaia.
Io (Frank) ho ordinato una pizza con i funghi specificando che assolutamente non ci volevo cipolle e aglio (altrimenti, queste cose qui te le mettono a iosa dappertutto), mentre Carla ha ordinato un piatto di carpaccio rucola e grana e verdure grigliate.
Tutto ok in queste portate, ad un certo punto Julian ci ha portato del Parmigiano grattuggiato e ce me ha messi due cucchianini in due piattini che noi avevamo di fianco al piatto principale, sempre con fare da grande esperto.
Non so cosa c'entri con la pizza e con le verdure grigliate, ma probabilmente faceva tanto "Italia"....boh?!??!
Poi ci ha portato aceto balsamico e olio speziato: tutte queste cose quando eravamo a metà cena, quasi sul finire della stessa.
Lì ho pensato: "Sarà mai che pensano che in Italia queste cose avvengono realmente?".
Ad ogni modo, cena sublime (nonostante l'orario) e ringraziamenti, specialmente a Julian che è un bravo ragazzo e ci ha trattato con tutti i riguardi ("ringraziamenti" da queste parti vuol dire "tip", "gratuity", ossia mancia),. quindi in hotel.
Il giorno seguente decidiamo di partire per Los Angeles abbastanza presto (180 km).
Quindi prendiamo la strada per L.A. e,sulla strada, notiamo le insegne stradali che portano a Pasadena.
Perchè Pasadena?
Perchè fu qui che i Depeche Mode tennero un glorioso concerto da sold-out , dal quale fu tratto un doppio LP ("101") e un film-documentario con lo stesso titolo: al Rose Bowl Stadium di Pasadena, uno dei tanti luoghi che rappresentano un pellegrinaggio-tipo per questa band di culto.
Quindi deviamo dall' autostrada per Los Angeles e immettiamo le coordinate nel navigatore.
Arriviamo, senza volerlo, dritti dritti al Rose Bowl!
Tutto questo per fare una manciata di fotografie!
Fattò ciò, ci rimettiamo in strada e scopriamo con felicità che abbiamo solo 12 km da fare per arrivare a LA: andiamo subito in Hollywood quindi, a vedere un posto che per Frank è un altro punto-mecca: Amoeba Music.
Sì, lo so che state pensando "Ma ci sei già andato a San Francisco!".
Ebbene, Amoeba Music è per un amante della musica registrata quello che New York è per un amante dello shopping: un paradiso.
Un negozio enorme, suddiviso in più sezioni specializzate, dove è possibile trovare tutto quel che riguarda la musica internazionale, a prezzi molto spesso vantaggiosi.
E se il paradiso lo vedi due volte, male non fa. Eventualmente, fa male al portafoglio. Ma nemmeno tanto, visto che qui c'è una larga sezione di dischi usati.
Io (Frank) mi ci tuffo a pesce e ne esco dopo un'ora con un cestello di CD in mano.
Carla, dapprima titubante, esce anch'essa con i suoi trofei (i due albums di un gruppo chiamato Nouvelle Vague): spendiamo un equivalente in euro piuttosto ragionevole, ma da Amoeba ci fanno sentire bene ci riempiono di adesivi e spillette del negozio, in omaggio!
Dopo questa esperienza, ci addentriamo in Hollywood per assaporarla: già notiamo su una strada la presenza di Batman e Robin, Dart Vader, Cat Woman, Wolverine e Joker tutti insieme appassionatamente che intrattengono i passanti di Hollywood Boulevard.
Poi troviamo un parcheggio e ci infiliamo nel vivo: siamo sulla "Walk Of Fame", di fronte a noi una strada mediamente trafficata che, verso l'imbrunire, offre lo spettacolo di tutte le luci dei cinema e dei teatri accese, più i vari negozi e ristoranti che vengono presi d'assalto a una certa ora.
La "Walk Of Fame", lo sapete, è la passeggiata sopra le stelle che portano i nomi di vari personaggi che hanno contribuito a far grande il mondo dello spettacolo.
Io, che sono amante della serie "Ai Confini Della Realtà" da sempre, mi ritrovo, senza volerlo, davanti alla stella che celebra Rod Serling, l'ideatore della serie: un segno del destino.
Ma il destino non esiste, me tapino.
Ci penserò su domani mattino.
Nel frattempo mi faccio un cappuccino.
Ah, volete sapere dove abbiamo cenato?
In un ristorante poco lontano da dove abbiamo visto tutti quei personaggi (Batmn, etc...): un ristorante GIAPPONESE. Se sbagli a ordinare ti portano sushi e sashimi "all'americana", con tutte le loro salse piccanti e semi piccanti rovesciate sopra.
E se non lo specifichi, ti portano una bottiglia da 633ml di birra, anzichè una normale, quando ordini "Beer, please!".
La giornata finisce così: con i nostri che ritornano verso l'hotel (a pochi passi dall'aeroporto di LA) e che subiscono uno spostamento in un altro hotel poco lontano, allo stesso prezzo: dormiamo al Crowne Plaza anzichè al Holiday Inn (ci è andata di lusso), causa lavori in corso di quest'ultimo, e conseguente indisponibilità per alcune camere, tra le quali la nostra.
Notare che al Crowne Plaza, se vuoi l'acqua tramite distributore automatico, la puoi pagare solo con carta di credito. E' come dice Carla: se negli USA non hai la carta di credito, non sei nessuno.
Il giorno seguente è prevista una visita in Rodeo Drive, a Beverly Hills: rimanete sintonizzati su queste frequenze, che poi vi raccontiamo.