Rimasti a Las Vegas?
Bella, vero...?
Beh, Las Vegas per noi è già acqua e strada passata: vi scriviamo da Phoenix, ora.
Anzi, da Scottsdale, che è a 30 Km a sud di Phoenix.
In questi giorni abbiamo viaggiato, sia su ruote che su gambe: e siamo ancora vivi!
Prova ne è questo blog.
Perchè, ad esempio, scendere a piedi nell'Anfiteatro del Bryce Canyon è un attimo, ma risalirlo non è una cosuccia da nulla.
Ma andiamo con ordine.
LAS VEGAS FOLIES
Avevamo accennato a un negozio dedicato agli M&Ms, che abbiamo trovato sulla "Strip".
Incredibile: 3 piani 3 di oggettistica, magliette, adesivi, un'automobile, gioielli con veri cristalli Swarovsky, penne e tutto ciò che vi viene in mente dedicato a questi cioccolatini con la mandorla in mezzo. Certo, gli Smarties non hanno vita facile in questa città!
Ma quello di cui ci siamo meravigliati è scoprire che gli M&Ms non sono nati negli anni '80 (che balubba che siamo!), bensì nel 1954!
Avete letto bene: sono 54 anni che esistono gli M&Ms. O, almeno, così ci stanno dicendo.
E tutto ciò merita, giustamente, un riconoscimento come questo negozio.
Tra i vari articoli in vendita, chiaramente ci sono anche loro: i cioccolatini.
Che qui si possono acquistare a peso, servendosi presso alte colonne messe una in fianco all'altra (saranno 25) con tutti i colori e le tipologie di M&Ms.
Ma a peso vanno più care, meglio prenderle già confezionate....
IN VOLO VERSO IL GRAND CANYON
Da Vegas siamo partiti per il Grand Canyon Tour: un volo in elicottero sopra il Canyon!
Che immagini stupefacenti!
E la prima volta in elicottero!...
Il Grand Canyon ha una storia millenaria, e ha un fascino unico.
Poi vedi il Bryce Canyon e dici "Molto bello anche questo!".
Poi ci sono altri canyons da vedere: l'Arizona è la terra dei canyon, poi ci fai il callo e li vedi con altri occhi, dopo cinque giorni in giro per i canyon.
Quindi preferiamo mandarvi una foto del famoso fiume Colorado, scattata dall'aereo che ci ha portato da Las Vegas al Grand Canyon Airport.
Fiume che abbiamo incontrato in seguito, quando ci siamo spostati con l'auto dal Nevada verso l'Arizona.
P.S.: non vi diciamo quanti sono i "gift shop", i negozi che vendono souvenirs da queste parti: un casino!
CUCINA AMERICANA
La cucina americana ha alcuni punti fermi: tanto ghiaccio nei bicchieri di acqua che ti vengono serviti automaticamente appena ti siedi a un tavolo per mangiare, odori di fritto misti a profumo di dolce (tipo torte) che fanno andare in tilt i sensi (specie quando si ha fame), una discreta varietà culinaria (bistecca, hamburger, tortillas, hamburger, panini, hamburgers, carne in tutte le salse - letteralmente), le attese.
Attese??..
Sì: in quasi tutti i locali (ristoranti, steak-house, etc...) appena si entra ci si imbatte in un cartello: "Wait to be seated" ("Attendere per essere accomodati").
Quindi, anzichè prendere posto autonomamente, bisogna essere scortati al tavolo da colui/colei che si occuperà di noi.
Al momento di ordinare bisogna fare attenzione a qualche particolare: ad esempio come me odiate aglio e cipolla? Ditelo! Se non lo dite, anche se non è presente nel menù, ve lo nascondono nel piatto che mangerete, pensando di fare un servizio gradito al cliente.
Stessa cosa dicasi per le salse: se non dite null'altro dopo aver ordinato una "T-Bone steak" (bistecca con l'osso) è molto probabile che la stessa vi arrivi accompagnata da salse di dubbio gusto.
Dubbio gusto per il nostro palato, ovviamente: "de gustibus li mortaccis lorus", come si dice, no..?
Andando verso Bryce Canyon ci siamo imbattuti in questo tipico posto di ristoro americano: il "Thunderbird Restaurant", dall'aria vagamente retrò.
Specialità del posto: le torte fatte in casa (come quasi la metà dei posti come questo in USA, dal Maine al Texas).
Visto che Frank non ha molta fame, pensa di prendere un caffè e una fetta di queste torte (non pensate male: sto mangiando molto peggio di così, Nota di Frank).
Attesa per essere accomodati: 5 minuti (e poi arriva una ragazza dall'aria svogliata che ci fa accomodare).
Tempo di attesa per due cose in croce che abbiamo chiesto: 20 minuti.
Contando che c'erano circa 20 persone in tutto nel locale, può anche starci.
Ma almeno il menù portalo subito, così guadagni tempo, no?
No.
E poi vuoi anche la mancia.
Vabbò.
La torta era buona, ma non "chissà-cosa": più belle le magliette del locale, che recano un bel logo vintage. Presa una per Frank.
Poi siamo andati verso un motel chiamato "Bryce Canyon Pines Motel", che dal ristorante dista circa 100 km: abbiamo cambiato stato, e dal Nevada siamo passati allo Utah, un posto per veri cowboys.
Qui fa buio presto, generalmente: alle 18:40 già è buio (e qui siamo un'ora avanti rispetto a qualche km fa), e la sensazione di arrivare tardi è ormai un'abitudine.
Non è tanto un'abitudine il fermarsi dopo una giornata alla guida, uscire dalla stanza del motel per fumarsi una sigaretta, e scoprire che siamo come isolati da tutto: è buio, un cielo di stelle ti circonda e ogni tanto passa una macchina. Ma è assoluto silenzio: parla la natura.
Ecco, questo nelle città che abitiamo non c'è, ed è assai gradevole.
NELL' ANFITEATRO DEL BRYCE CANYON
Passata la notte, ripartiamo dal nostro hotel/motel di turno dopo aver messo insieme tutte le nostre povere cose.
Direzione: il Bryce Canyon, un posto (come tanti altri) che è il fulcro di tutto un circondario, solitamente una Foresta Nazionale, dove per entrare in auto (anche solo per passare senza fermarsi) si paga dai 2o ai 25 dollari.
Essendo intenzionati a vedere qualcosa, ci addentriamo in questa zona, che èanche territorio Navajo come altre zone che vedremo in futuro.
Le viste dai "view points" sono magnifiche, e questi punti di ammirazione sono stati ben studiati per offrire il meglio ai visitatori.
In un punto chiamato "Bryce Canyon Amphithheatre" è addirittura possibile scendere, addentrandosì così nel canyon vero e proprio.
Scendiamo.
E scendiamo, scendiamo, scendiamo ripidamente, mentre si fa una foto lì, un'altra là, etc...
Tutto molto bello.
Ma poi bisogna tornare su.
Mezz'ora di salita con una pendenza considerevole ha fatto in modo di farci dire "Non siamo allenati". Poi queste cose condizionano inconsciamente, e gli altri canyon li vedi dai punti di osservazione e basta. Anche se ci fosse la possibilità di scendere.
Dopo il Bryce, uscendo dalla Bryce National Forest, abbiamo incontrato un agglomerato di locali dove si poteva acquistare souvenirs e mangiare. Abbiamo mangiato a buffet (buono) e poi siamo andati a farci un giro dall'altro lato della strada, in un posto che vorrebbe essere la vecchia cittadina western di Bryce: qui incontriamo subito dei cavalli in un recinto.
Eravamo curiosi, e un cowboy ci adocchia e ci fa segno di entrare nel recinto, per guardare i cavalli da vicino: il cavallo preferito di questo cowboy si chiama "Dollar" e mangia le carote dalla bocca del padrone, e dalle mani di Carla.
Tutto molto country, bisogna ammettere..
Un giorno per fare queste escursioni non è molto, considerando che la media giornaliera in auto è di 260-300 km, da farsi rispettando i limiti imposti di velocità (la media in autostrada è di 65 miglia orarie, poco meno di 110 km/h), e gli altri alberghi ci aspettano.
Inoltre per strada a volte ci fermiamo per fare benzina, ma stiamo fermi anche 20 minuti.
Ma non ci lamentiamo e proseguiamo...
STATISTIC POINT
Abbiamo fatto un calcolo: fino ad oggi, giovedì 3 ottobre, abbiamo percorso 1600 miglia (2560 km) con 240 dollari di benzina (circa 180 euro): qui si lamentano perchè di recente il prezzo della benzina è stato lievemente ritoccato.
Beh: sono invidioso di questo stato di cose, ad ogni modo.
Tu che leggi, quanti km fai con 180 euro di benzina, in Italia?
>Frank< PAGE, ARIZONA
Dallo Utah ripartiamo ed arriviamo in Arizona (l'orologio torna all'orario di Las Vegas).
E arriviamo a Page, piccola cittadina fondata nel 1957 vicino al Lake Powell, che abbiamo visto in volo verso il Grand Canyon.
Ciò che è più curioso da vedere qui è un canyon che le agenzie di viaggio solitamente non menzionano: l'Antelope Canyon.
Detto anche il "Secret Canyon" viene gestito completamente dagli indiani Navajo, che organizzano mini tours a bordo di RVs, che attraversano una fetta di deserto per arrivarci.
La cosa è organizzata in questo modo: si pagano 6 dollari a testa per entrare nel parcheggio auto ("tassa per il territorio indiano"), dopodichè si pagano altri 25 dollari a testa per visitare il canyon.
Ci viene detto che saremo "imbarcati" fra un'ora, quindi ci facciamo un giro nelle vicinanze,e scopriamo che esiste anche il "Lower Antelope Canyon", che è gestito anche qui dai navajo, e prevede un'escursione a piedi guidata da un esperto, al costo di 20 Euro a persona.
Mentre vediamo che un gruppo di escursionisti parte alla volta di questa parte di Antelope guidata da un indiano con chitarra in mano, notiamo una cosa: nel "Lower", 11 anni fa, 11 persone hanno perso la vita a causa di un "Flash flood". C'è una targa commemorativa piuttosto grande a renderlo noto.
Ci viene detto poi da degli escursionisti di ritorno (italiani) che questo "flash flood" è un'inondazione improvvisa. E quelle persone non sono riuscite a scappare.
Ritorniamo al nostro punto di partenza dopo 30 minuti di sole a picco sulle nostre teste.
Gli autisti cominciano a chiamare i nomi per i prossimi viaggi: si formano quindi gruppi di 12 turisti per ogni mezzo, poi ci viene detto di salire sui jeeponi e si parte: il tratto desertico offre spunti interessanti, soprattutto alle sospensioni di questi veicoli, che sono a prova di deserto (con un'auto venire qui è impossibile) e mettono a prova di deserto anche i turisti, che sobbalzano spaventosamente ad ogni buca sui loro sedili.
Arrivati, dopo 10 minuti, a questo canyon segreto, è magia: sarebbe più magico arrivarci in pochi anzichè in 36 alla volta con 36 macchine fotografiche che scattano foto di continuo.
Queste rocce hanno dello straordinario: isolate nel deserto, sono plasmate in modo del tutto differente dalle altre che abbiamo finora visto. Sembrano modellate dal vento.
E le guide (quelli che guidano gli RVs - i jeeponi, per farl facile) ci spiegano alcune brevi storie su questo posto, ci aiutano a trovare i punti migliori per scattare le foto, alcuni si imboscano e vanno a suonare il flauto dietro una roccia per creare un'atmosfera (quasi come il Vecchia Romagna, ma questo è il Vecchio West). E lo fanno con apparente entusiasmo.
Dopo un'ora ci riportano indietro, e fanno capire ai clienti, attraverso adesivi posti sui lati dei jeeponi, che le mance sono benvenute.
Esperienza interessante.
VERSO LA ROUTE 66
Il giorno seguente (Venerdì 3 Ottobre) si riparte alla volta di Scottsdale.
Ma prima ci fermiamo a Flagstaff, dove passa, in teoria, la famosa Route 66.
Diciamo in teoria, perchè sulle cartine dell'Arizona, la Route 66 è chiaramente segnata dopo Flagstaff, a Ovest verso la California, ma solo per un tratto (in origine era la strada che collegava Chicago a Los Angeles, ma è stata dismessa nel 1985 ed è diventata un'altra strada, con nome diverso).
Tuttavia, esistono varie associazioni che sostengono il nome di questa "mother road", ed esistono anche molti esercizi commerciali che si sono appoggiati alla fama di questa strada per vivere.
Quindi, arrivati a Flagstaff, ci immettiamo in una strada molto trafficata, che capiamo poi essere la "Historic Route 66", ossia la vecchia Strada Maestra!
Ne percorriamo 2 miglia da nord a sud e da sud a nord.
Poi entriamo in Downtown Flagstaff (la "downtown" solitamente è la parte più interessante di una città), parcheggiamo l'auto e andiamo in giro a piedi: Flagstaff è molto americana, ma anche molto pittoresca, ed è un piacere percorrerla sui marciapiedi.
Gira che ti rigira, arriviamo ad aver fame, ed entriamo in locale situato all'interno di un vecchio albergo del 1887 (il Weatherford Hotel) chiamato "Charly's".
Charly's ha una discreta selezione di birre d'importazione, e a Frank va bene, quindi ci sediamo.
Menù: burgers, tortillas e carne alla griglia (che servono dalle 17 in poi, e ora è mezzogiorno e mezzo, mannaggia!).
Carla opta per un burger, Frank va per una tortilla di cui ora non ricorda il nome.
Ma c'è una foto: eccola!
E' ripiena di carne di pollo, ed è gigantesca.
E l'hamburger di Carla è mostruoso.
Per questo non ha cenato nessuno dei due la sera seguente...
Lasciamo Flagstaff e ci dirigiamo verso Scottsdale, dove il nostro albergo ci aspetta.
SCOTTSDALE, ANZI PHOENIX!
Ma prima di Scottsdale, lungo la strada c'è Phoenix, e "non sta bene andare a Scottsdale senza fare un salto a Phoenix", dice un recentissimo detto.
Arriviamo in città e parcheggiamo in quello che deve essere il centro finanziario della città: palazzi alti come la cattedrale di Colonia ci danno il benvenuto.
Tuttavia ce ne sono una decina scarsa, e sono tutti qui: Phoenix è piuttosto grande, e altri grattacieli, salvo qui, non ce ne sono.
Ci facciamo una camminata: dapprima ci facciamo un caffè da Starbucks dove Frank, all'atto di pagare, fa inavvertitamente cadere il biglietto da visita del Charly's di Flagstaff.
La commessa lo riconosce e urla: "Siete stati al Charly's??? Io ho cominciato lì a lavorare!"
Poi cerchiamo cartoline di Phoenix da un signore che gestisce una tabaccheria, ed egli ci dice di non averne.
Ma ci consiglia anche di farci un giro in Indian School Road (ci siamo passati) per vedere quella che viene denominata "Old Scottsdale": ci dice che molte abitazioni presenti su questa strada sono lì da molti decenni, rimaste immutate, ed è molto bello farci un giro.
Purtroppo è già buio e non si vede nulla, ma domani chissà, se abbiamo tempo perchè no?
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