martedì 30 settembre 2008

Domenica 28: La Valle Della Morte in tutto il suo splendore



Nella Death Valley i servizi ci sono, ma viene spesso riportato che "l'acqua è una risorsa preziosa".
Nonostante ciò, aria condizionata a manetta e frigo in ogni stanza dell'albergo; il nostro si chiama Furnace Creek Ranch.
Furnace Creek è una zona chiamata così perchè quando siamo arrivati, alle 19:30 (ed era già buio pesto) c'era una temperatura sui 34 gradi.
Alle 22, ossia quando siamo usciti dal ristorante dopo cena, vicino al hotel, si era alzata notevolmente, arrivando a 42 gradi: una fornace, appunto.
In questo clima, capirete, le peggio bestie ci sguazzano, infatti bisogna fare attenzione a Vedove Nere e serpenti a sonagli, casomai ci si voglia imbattere in un'escursione "fai-da-te".
Qui Frank: odiando a morte i ragni (sono le uniche cose di cui ho paura, ammetto) mi ha fatto "specie", sulla strada verso l'hotel, una Vedova Nera che ci ha attraversato la strada. Un ragnazzo grosso come la mia mano. E la mia mano non è piccola!



Devo dire che in stanza, prima di addormentarmi, ho cominciato ad avere allucinazioni visive: non si sa mai cosa si può trovare in un albergo in mezzo alla Death Valley, e mi è sembrato di vedere una macchia nera che si muoveva...brr....
Io odio i ragni, ripeto.
E visto che la Death Valley sembra il luogo di vacanza in montagna del Diavolo, ci ha messo la sua bella compagnia tutto intorno...

Il giorno dopo, al mattino, effettuiamo un'escursione da un giorno: le cose che si possono vedere in un giorno ci sono, in questo paesaggio lunare che a tratti è irreale.
Cominciamo con Badwater, il punto più basso del Nord America: una zona che sta a 85 metri e mezzo sotto il livello del mare.




Un'immensa distesa salata con una piccola pozzanghera di acqua: un cartello indica che prima di acqua ce n'era di più, ma i turisti, giocando a buttare tocchi di sale nell'acqua, hanno fatto sì che nei decenni questa si riducesse, arrivando a essere una pozzanghera come oggi, appunto.




Da Badwater ritorniamo verso Furnace Creek e ci fermiamo a Natural Bridge Canyon, che con un'auto è un pò difficile (ma non impossibile) raggiungere: strada sterrata e tortuosa per due km fuori dalla strada asfaltata, velocità media 15 Km/h.




Una volta arrivati al parcheggio, si prosegue a piedi per 10 minuti, fino ad arrivare a un'immenso masso incastrato in mezzo ad altre rocce, masso con un buco in mezzo. Un ponte naturale, appunto, che con un pò di fantasia può essere associato al Ponte dei Sospiri di Venezia.
Riprendiamo la strada e ci addentriamo in un'altra zona denominata Devil's Golf Course, il Campo da Golf del Diavolo: più facile da raggiungere, e meno pericoloso per l'auto.




Siamo dalla parte opposta della strada asfaltata rispetto a Natural Bridge, a qualche km da Badwater, sul suo stesso lato, e infatti qui è ancora distesa salata, ma molto differente.
Infatti, se Badwater sembrava una pista del Palaghiaccio, questa sembra una distesa di piccoli crateri vulcanici, però sempre di sale.
Il posto si chiama così perchè è pieno di buche, e un apposto cartello ci spiega che è un pò pericoloso addentrarsi a piedi perchè è facile scivolare, e se si cade si rischia anche di rompersi le ossa, data la conformazione del suolo molto irregolare. Infatti non c'è un punto in cui dici "Appoggio un attimo il thermos e i panini a terra". No: tutto quello spazio in piano non c'è.




Anche qui foto di rito con la nostra modella preferita (che fotografa l'interno dei mini-crateri dicendo "Frank, questo è tutto sale! Il mio peggior nemico!"), e si riparte alla volta di Artist Drive.

Proseguendo sulla main road (quella asfaltata), si arriva in prossimità di una strada a senso unico chiamata Artist Drive.





Lunga dai 5 ai 6 km, inizialmente ti fa chiedere: "Ma è una scorciatoia per arrivare al hotel?" in quanto, apparentemente, non vi è nulla da vedere.
Ma basta percorrerla per un km per scoprire cosa c'è: qui le rocce (calcaree) hanno diversi colori.
Rosa, verde, azzurro, lilla, viola, giallo, marrone, in sfumature più o meno marcate.
Uno spettacolo: infatti, questa viene chiamata "Artist's Palette", la "tavolozza dell'artista".
Meraviglioso: e vi dirò che in macchina il percorso è anche divertente, grazie ai "dips", improvvisi e profondi "sali-scendi" presenti sulla strada.
Uscendo da Artist Drive, inoltre, ci si chiede se non sia da qui che arriva l'ispirazione per le ambientazioni dei cartoni animati di Wile Coyote e Bip Bip.

Usciamo da Artist Drive e prendiamo la Highway 190, quella che ci porterà fuori dalla Death Valley verso Las Vegas.
Qui ci sono ancora due punti da visitare: il primo dei due è Zabrinskie Point.



Qui Michelangelo Antonioni ci diresse un film, nel 1970: anzi, qui fu girata una scena d'amore che entrò nella storia del cinema.
Raggiunto un piazzale in cima a una strada (raggiungibile a piedi), si può godere di una vista unica: tutt'intorno, rocce ed avvallamenti rocciosi color oro e giallo chiaro.







Sembra di stare all'interno di un deserto di montagne rocciose.
Voi direte "Grazie, e la Death Valley cos'è, secondo te?"
Sì, è vero: ma Zabrinskie Point è un pò diverso dal resto.

Ultimo posto da vedere prima di ripartire è Dante's View!



Una strada secondaria lunga 13 miglia (circa 22 km) ci dirige verso una zona montuosa.
Facciamo le ultime due miglia di questa strada quasi in verticale, quindi arriviamo in cima.
CHE SPLENDORE!
Da qui si vede buona parte della Death Valley: distese di sale che disegnano un paesaggio irreale, adombrato parzialmente dalle nuvole.
Le foto che vedete non rendono appieno questa esperienza visiva.
Immaginate quindi che il nome di questo posto è ispirato all'Inferno dantesco, o una delle possibili visioni che egli ha avuto. Assolutamente straordinario.

Posso asserire con certezza che semmai dovesse capitarvi di arrivare alla Death Valley e starci mezz'ora, questa cosa va vista, fosse solo questa!



domenica 28 settembre 2008

Sabato 27 Settembre: from Yosemite to Death Valley

Ed eccoci ancora in viaggio sulle Highways californiane.
A pensare che Schwarzenegger ne è il Governatore un pò mi scappa da ridere.
Ma anche questa è l'America!

Stamane di buon mattino ci siamo alzati e ci siamo detti: andiamo a fare colazione a Mariposa?
Andiamo!
Mariposa è un piccolo centro che abbiamo passato prima di arrivare all'hotel di Yosemite. Non ci siamo fermati ieri, lo abbiamo visitato stamane.
Come tutti i piccoli centri che si attraversano sulle Highways della California (Lone Pine, Independence, etc...), anche qui sembra che il tempo si sia fermato: se al posto dell'asfalto in strada metti dei cavalli su un pò di sterrato, il gioco è fatto, sei nel 1908!






Solo che questa curiosità ci è costata 100 km (50 andata + 50 ritorno): infatti, per andare alla Death Valley da Yosemite, devi passare in mezzo al parco per circa 110 km.
Però, signori, ne è valsa la pena! Abbiamo potuto testimoniare i molti scenari che questo parco naturale mette a disposizione: dai laghi alle rocce, dagli alberi di spine ai corsi d'acqua, fino al paesaggio desertico.
Magnifico!
Giudicate voi da foto e video:


















(Altro video del nostro passaggio a Yosemite sul canale FrankDee di YouTube)

sabato 27 settembre 2008

Giovedì 25 Settembre: from San Francisco to Yosemite



Uè, abbiamo preso la macchina!
E' una Mazda 6 con navigatore un pò distratto a bordo.
Il fatto è questo: il navi mi dice di andare a sinistra, e io ci vado.
Poi dice di andare a destra all'incrocio: lo manco, colpa mia.
Allora Carla comincia "Eddevi andare di là, ennò torna indietro, ma dove stai andando, guardiamo lui..." ("lui" è il navigatore, con voce da donna).
Si vede che siamo sposati ora, no?? :-))
Ad ogni modo, mi rigiro con l'auto, riprendo la strada che dall'autonoleggio dell'aeroporto mi portava fuori, e ci sono.
Prendo una strada contro il volere di Carla e ci ritroviamo sulla tangenziale (giusta) per San Francisco. E il navigatore che fa? Visualizza una mappa che continua a girare su se stessa.
L'opzione NeverLost di una nota società di noleggio auto si rivela intrigante dai primi minuti.

Il giorno dopo partiamo da Frisco per andare verso Yosemite National Park, a El Portal (300 miglia circa).
Dopo aver settato il navi (inseriamo "El Portal, California", un CAP a caso tra le opzioni fornite poichè l'indirizzo esatto non è nel database) partiamo!
Scopriamo da subito che la nostra auto ha il Cruise Control.
Frank ama il Cruise Control: richiede metà dello sforzo e non fa arrivare troppo stanchi.
Così, ad esempio, si può aggiornare il blog da svegli la sera, sempre che non si debba andare alla lobby (reception) per avere linea wi-fi. In questo caso, visto che la lobby dell'hotel è a 500 metri dalla camera, ce ne stiamo in stanza, belli e non collegati.


Anzi, abbiamo uno spettacolo migliore: i procioni, "live and direct" di fianco alla porta del nostro alloggio. Sembra abbiano ribaltato un bidone della spazzatura, e si contendono quindi i ritrovamenti migliori. Sotto il nostro balcone, a insaputa di altri inquilini, ce ne sono 7-8.








(Altro video dei procioni sul canale FrankDee di YouTube)

La stanza del nostro hotel, chiamato "Yosemite Lodge View", è una stanzona con tutto: cucinotto, vasca idromassaggio per due, camino (vero) azionato da un interruttore, tv da 750 mila pollici, letto da due piazze e mezza, bagno con box doccia doppio e doppie docce (per fare la doccia insieme? Mai più senza!) e balconcino con vista sul fiume Merced, che scorre proprio sotto di noi.
Non manca nulla. Neanche un caldo irreale (il camino, controlliamo, è spento).




Yosemite è un posto da vedere: la sua vastità è esagerata.
E' il parco naturale più grande d'America, in un giorno non ce la si fa a vederlo tutto in auto.
E alcune cose lasciano veramente senza fiato.





Notiamo dei cartelli con su scritto: "Speeding Kill Bears" ("La velocità uccide gli orsi").
Questi cartelli, ci informiamo, sono messi in corrispondenza di dove alcuni orsi sono "caduti" al passaggio di auto, nel passato.
E sempre riguardo gli orsi, leggiamo che escono di notte, col buio, e sanno riconoscere del cibo conservato all'interno di un'auto chiusa. Per cui si raccomanda di celare eventuali contenitori di cibo alla vista di questi scassinatori naturali: se lo vedono, il cibo, se lo prendono scassinando il vetro dell'auto, immaginiamo con una forza da orsi..
E poi ci sono i leoni di montagna, difficili da vedere secondo le guide (per quello, lungo la strada, molti sono a bordo strada con auto ferma e binocolo in mano con naso all'insù verso le cime delle varie montagne rocciose del parco).
E poi ci sono gli scoiattoli che cercano cibo vicino ai tavoli del ristorante.
Tavoli che recano ben descritte alcune regole fondamentali del parco, tipo "non dare da mangiare cibo umano agli animali, perchè ne sono ghiotti ma non lo tollerano", "non avvicinarsi agli animali come orsi o leoni, e anzi fare in modo che si allontanino da noi, perchè gli animali non devono prendere troppa confidenza con gli umani", etc...etc...
E poi ci sono le querce grandi come delle grandissime e altissime querce.
E poi c'è il market che ha dei panini buoni ma di uno stopposo così stopposo che neanche con l'Idraulico Liquido in persona riesci a risolvere nel giro di un giorno.


Appena abbiamo preso possesso dell'hotel nel pomeriggio, ci siamo fiondati fuori verso Yosemite quasi subito (ingresso valido per 7 giorni: 20 dollari).
Non abbiamo visto granchè, ed eravamo dispiaciuti di questo.

Mai vai poi a pensare che il meglio lo vedi il giorno dopo, quando ci passi per andare verso la Death Valley...

Per rispondere ad alcuni commenti...



Salve.
Non ci connettiamo tutti i giorni perchè non ne abbiamo sempre la possibilità.
Tuttavia ora siamo connessi, e per non farvi sentire soli, rispondiamo ad alcuni vostri messaggi.

Rox chiede del frappuccino e la camminata sul Golden Gate..

Ciao Rox!
Frappuccino? Siamo seri: siamo italiani (Frank, parla per te!:-P)! Ad ogni modo no. Lo abbiamo visto in confezione da passeggio e abbiamo desistito.
A Carla piace l'American Coffee macchiato ("half & half" o "whole milk"), chiaramente senza zucchero.
A Frank, che vuole sempre sentirsi un pò a casa in fatto di gusti, piace il "double espresso" (avete presente il bicchiere di carta di una Coca Cola piccola? riempito quasi a metà!).
PERO' abbiamo fatto colazione 2-3 volte in un posto che si chiama Java Coffee, gestito da asiatici e posto di ritrovo degli homeless, all'angolo tra la Settima e Market Street.
Uè, ci piaceva: Carla voleva andare da Starbucks ma non era vicino, questo era più vicino. Magari non era patinato, ma era buono (che è comunque un parolone).
La camminata sul Golden Gate PONTE no, ma nel Golden Gate PARCO sì, anche se 10 minuti, altrimenti tornavamo a piedi (con una camminata, presumo, anche sul PONTE).
Ci aspettava Howard con il bus, infatti.

A Lucia che fa il paragone con la "spaccanapoli":

Ciao Lu! Secondo te perchè l'ho denominata "spaccasanfrancisco" ;-) ?
Bye da Frank!

A MichelEnriConsueLuca che chiedono se alcune cose sono vere:

Ciao ragazzi! A San Francisco le auto non fanno i balzi agli incroci, anzi è tutto piuttosto ordinato e scorrevole (nel senso che, nonostante una certa frenesia nel traffico, i semafori rossi, i pedoni lenti e le precedenze vengono impeccabilmente rispettate con molta pazienza). Tuttavia, le prove tecniche del suono di un impianto hi-fi da auto vengono fatte in pubblico, dal vero, in situazione cittadina normale: a volte ti giri perchè senti musica rap, ti sposti velocemente dall'incrocio pensando sopraggiunga un'auto, e invece è distante ancora 200 metri.



Ad Alcatraz non siamo stati, tuttavia la abbiamo vista e fotografata (vedi foto qui sopra).
Sulla San Francisco Bay, e in città, tuttavia, vendono tutti i ricordini possibili su Alcatraz e i suoi storici ospiti.

Ora, perchè c'è un gatto nella prima foto?
Questo gatto è stato molto ospitale: eravamo in Haight Street e siamo entrati in un piccolo negozio di abbigliamento.
La commessa non si è mossa, ma ci è venuta incontro questa mamma gatta miagolando tranquillamente: sembrava volesse dire "Buongiorno cari, visto che quella lì è al telefono e non ha molta voglia, arrivo io. Mi accarezzate un pò??"
Detto fatto.
Siamo stati nel negozietto a vedere che prezzi avevano le camicie (altini) e ad accarezzare la gatta.
Poi siamo andati.
Senza salutare la commessa, chiaramente.

venerdì 26 settembre 2008

Haight Street e Amoeba Music



Per chi non ci è mai stato racconto.
Qui Frank.
Oltre ai negozi qui in giro che offrono proprio di tutto in tutte le soluzioni (ah, un ringraziamento particolare allo staff del negozio Electromania, che ci ha assistito nella scelta di cavi e adattatori per le spine, senza i quali saremmo a terra con tutte le cose ricaricabili che abbiamo), una visita a San Francisco non è tale se non passate da Haight Street.



Questa lunga via, che si divide in Lower Haight, Central Haight e Higher Haight, è la culla di un certo modo di essere che dalla città non se ne mai andato.
Cioè l'essere hippie.
Una strada lunga quasi 2 km, che io pensavo fosse tutta interessante a livello di negozi, ma che invece lo diviene pian piano.

Preso il bus numero 71 da Market St. approdiamo proprio all'inizio di Haight, cioè la Lower. Dico a Carla "Ok, ci siamo, scendiamo!".
Carla: "Sei sicuro che sia qui?"
Io: "Tranquilla".
E l'autobus ci lascia in un tratto assolato e apparentemente deserto, proprio al confine con il quartiere Italiano.
"Ma dov'è tutto ciò che abbiamo visto con Howard?" penso.
E quindi fermo un passante per chiedere, ed egli ci dice: "Dovete prendere l'autobus e salire: Haight si incorcia con la Asbury, ed è lì che dovete scendere!".
"Ah, ok" - dico io - "ma eventualmente è lontano arrivarci a piedi?".
"Sono circa 18 blocchi da qui, meglio prendere l'autobus!" risponde lui.



Lo abbiamo appena lasciato, l'autobus.
Altri 3 dollari no.
"Carla, è un pò in là, ho sbagliato io, ma andiamo a piedi" dico a Carla.
E quale sorpresa fu quella di trovarci per 500 metri in salita sotto un sole cocente...! Ragazzi, le risate.

Camminando, iniziamo a vedere ciò che caratterizza questa via: negozi naif che vendono vestiti unici fatti da artisti locali (artisti che si sopravvalutano, fidatevi), negozi di dischi specializzati in soul e black music a 45 giri (!!), nonchè piccoli e grandi ristori: ci fermiamo in uno piccolo, gestito da un simaptico messicano, e ci magnamo untrancio di pizza.
Poi riprendiamo il cammino: Carla dice "Carino questo negozio: quasi quasi mi rifaccio le unghie!". E' un piccolo beauty center gestito da...indovinate? Bravi: cinesi.
Carla rimane lì e mi raggiunge "lei-sa-dove" (anche se non c'è mai stata), io troppo curioso proseguo il mio cammino in salita e approdo a Central Haight: qui inizia il bello.

Parole di Carla, dalla nostra agenda di viaggio: "Haight Street rappresenta la zona più originale e alternativa che avessi mai visto. Negozi strani dall'aria e dai profumi orientali, sudamericani, ristoranti specializzati in cucina etiope, messicana, indiana, africana, etc...Abbiamo trovato diversi negozi "vintage" sia di abbigliamento che di lingerie. Tappa obbligata di questo tour per Haight Street è Amoeba Music. E qui lascio la parola a Frank, che meglio vi potrà raccontare di questo posto, "la mecca" per ogni appassionato di musica".

EFFETTIVAMENTE...!
Amoeba Music è per l'amante del disco ciò che forse l'Ikea rappresenta per gli amanti dei mobili da montare: un paradiso.
Un locale di 60 (boh? Anche di più??) metri quadrati che ospita tutti i generi musicali in formato CD e vinile, un locale aggiuntivo di 35 mq dedicato ai films di ogni genere.
La storia di Amoeba è ben descritta nel loro sito web (www.amoeba.com): si tratta del più grande negozio di dischi usati e nuovi indipendente a livello mondiale.
E allora cosa ho fatto io? Sopraffatto da cotanta abbondanza ci ho messo mezz'ora ad orientarmi, poi nel momento in cui il mio cervello ricordava informazioni man mano che perlustravo il negozio è arrivata Carla, che in 2o minuti ha smontato tutte le mie smanie tipo "Corrompo qualcuno e stanotte dormo qui" e mi ha portato via.
Nel sacchetto solo due CD e un promo DVD raro degli U2 (che, beninteso, non è per me). Totale spesa: 13 dollari.
Si esce frastornati e un pò "in scimmia" da posti così.
Riscendendo la Haight ho pensato 4 volte di tornare indietro con una scusa qualsiasi, ma si stava facendo tardi.

Avendo tempo ci tornerei, ma oggi Giovedì 25 abbiamo ritirato l'auto a noleggio, che ci porterà in giro per 4000 km.
Domani infatti lasceremo San Francisco e ci dirigeremo verso il Nevada!
A presto!

giovedì 25 settembre 2008

Seeing everywhere


Cosa vediamo.
Vediamo un sacco di gente di colore che cammina, ondeggiando, per strada vestita da homeless (età media 38-40 anni, forse meno), vediamo un sacco di negozi scintillanti (sembrano tanti Rinascente, anche più belli) ma anche negozi molto più modesti. Vediamo tram probabilmente donati da molte città (Louisville, Boston) più i mitici tram di Milano. Vediamo una grande concentrazione di asiatici (cinesi, giapponesi) che gestiscono molti esercizi commerciali in questa città. Ce lo ha detto Howard (la guida che guida) e ci crediamo: 80 Starbucks in tutta la città, noi ne abbiamo visti 5 o 6 finora.
Vediamo una concentrazione di tipici grattacieli americani solo nella parte centrale della city (“financial district”, tende a precisare Carla), il resto sono case normali, variopinte. Le più belle e costose (costosissime) sono in stile vittoriano, e sono un po’ ovunque.

La foto che vedete è stata scattata da Twin Peaks, e mostra tutta Frisco.
La "spaccasanfrancisco" è, ci dicono, Market Street (ma Frank ci crede poco).
Tuttavia il nostro hotel è a due passi da questa stradona, che effettivamente è molto ampia.


Che poi uno dice "Twin Peaks! Ooooh, Twin Peaks! Il telefilm con quella morta di sonno di Laura Palmer!".
In realtà Twin Peaks è un posto di collina in cima a San Francisco, e le Twin Peaks sono le due colline di terra più alte, a cui hanno messo dei pericolosi gradini di pietra per far sì che si possa scalare questa "leggenda", resa appunto tale da un grande regista di nome David Lynch . Punto.
Niente di chè.

Howard on the bus!

Abbiamo fatto il giro turistico in autobus, ma non quello scoperchiato, bensì quello chiuso (meglio: Carla ha un po’ di raffreddore). Howard, la guida che guida, ci ha illustrato, in tre ore e mezza, ciò che c’è da vedere in questa città: Golden Gate Bridge e Park (con scoiattoli che si avvicinano a noi come se nulla fosse, ma in realtà cercano cioccolatini – noi abbiamo solo caramelle al miele, e gliene abbiamo lasciate un paio), Twin Peaks e i quartieri italiano e cinese. Howard è un personaggio: un ragazzo nero sui 35 anni, molto gentile e spiritoso che, in chiave spesso umoristica, ha illustrato ai passeggeri cosa andavamo a vedere, facendo spesso sorridere.Siamo, direi, soddisfatti: un giro da perfetti turisti che ci ha illustrato praticamente tutto. Non che Carla e Frank siano i turisti che, colazione a sacco, seguono attentamente questi tour organizzati: ma se è la prima volta che vieni da queste parti dovresti farlo, se hai tempo.

Finito il tour, anziché farci lasciare all’hotel ci siamo fatti lasciare vicino alla baia. La baia è praticamente il lungomare, non balenabile (mi sembra : abbiamo visto la spiaggiona con i surfisti: molto grande, ma è un po’ più in là) e pieno di navi e di ristoranti sul mare. Noi eravamo in zona Pier 39, la passeggiata: sembra di essere sul lungomare di Rimini, dove ad ogni passo c’è un negozio che vende le stesse cose: magliette e souvenirs. La differenza rispetto a Rimini è che questi negozi sono molto profondi, e si trova di tutto. Anche i ristoranti vendono al loro interno souvenir, in special modo magliette (di Alcatraz, che è poco distante se prendi una nave, e di San Francisco). E l’altra differenza è che è molto americano: più grande, qualche tamarro con moto ultra “pimpate” e autoradio a palla con musica hip hop e rap. Miii, mai che arrivasse uno che ascolta, che so, Tom Jones. No: solo rap. Come l’auto che, di fianco al nostro hotel, passa due volte al giorno, tagliando la 7th Street e addentrandosi in vie secondarie: arriva sempre da una via lunga più o meno 600 metri, e la senti arrivare. Auto sgarruppata ma impianto audio al top, ed evidentemente con larga scala di volume utilizzabile.

Che ora era?

Essendo partiti alle 06:50 da Linate, c’è da fare una considerazione: abbiamo visto solo quel buio lì.Infatti , avendo qui 9 ore di anticipo rispetto all’Italia (il blog porta l’orario corrente americano alla fine di ogni post), praticamente abbiamo viaggiato solo con la luce! E quando siamo arrivati a San Francisco erano le 13:30! Capite che un pelo di sballottamento in fatto di orario c’è…!Io (Frank) ho detto: “Carla, facciamo finta di niente, usciamo e prendiamo confidenza con la città, poi se siamo stanchi vedremo..”.
Quindi, abbiamo girato un po’: siamo vicini a Market Street con l’hotel, è una comodità perché è un po’ come essere vicino viale Certosa, ossia un riferimento generale.Ci siamo addentrati in United Nations Plaza, che ha colonne di marmo con i nomi degli Stati che negli anni hanno aderito all’ ONU. Ci siamo anche noi, Italia: 1955.United Nations Plaza ci porta direttamente in City Hall, un grosso edificio copiato paro paro da San Pietro, a Roma.Molta fauna in giro - un sacco di cormorani sono a passeggio insieme alle persone: e che persone!Frisco sembra la patria degli “homeless”, e qui, il giorno dopo, Carla ha coniato un’espressione molto reale: “qui il barbone trova la sua dimensione”. Niente di più vero.Abbiamo tirato fino alle 17: pisolino? Massì…”Carla, punta la sveglia, ci svegliamo alle 19:30 e andiamo a cena” ho detto io. E abbiamo chiuso gli occhi, coricati sul nostro lettone.Poi Carla, dopo un po’ si è svegliata, e io sentendola le ho chiesto: “Che ora è? E’ già ora?”.”Frank, è mezzanotte e quaranta…!” mi ha risposto con voce sonnambula.E quindi abbiamo continuato a dormire, impegnandoci, fino alle 7 del mattino: ogni giorno ci stiamo svegliando a quest’ora. Vabbè, meglio così….La cosa bella è “impegnarsi” a dormire quando di sonno non se ne ha più.

Scusate, ma...

....stiamo usando un laptop veramente piccolo: chiuso è grande come un quaderno.
E io (Frank) devo aver messo un ditone al posto sbagliato, disabilitando la ricerca della rete wireless; ho chiesto alla reception, abbiamo fatto prove in un altro hotspot, ma niente...!
Nell'ultimo locale un ragazzo che somigliava a Michael Jackson dei bei tempi (prima del successo) mi ha fatto capire che la ricerca della rete era disabilitata, secondo lui.
Aveva ragione.
Rieccoci.
Maledetti tasti multifunzione. Piccoli così.
Andiamo avanti...

martedì 23 settembre 2008

Mean Ol' Frisco!

L’arrivo a San Francisco è stato caratterizzato da un paio di punti in particolare che voglio citare (qui è Frank che vi scrive).Carla mi diceva:, “Vedrai quanto ci mettiamo all’immigration prima di uscire…!”.Con Immigration Form compilato in mano, ci siamo messi in coda, ben guidati da vari esponenti della forza pubblica che ci hanno diretti verso l’uscita dell’aeroporto.Una serie di cabinotti ben evidenziati da scritte rosse che lampeggiavano VISITORS ,con all’interno altri tutori dell’ordine, rappresentava l’ultimo passo per arrivare in terra californiana.Il controllo prevedeva una bella foto con una webcam, domande di rito (“Siete qui in vacanza?”), risposta unica nella vita (“Siamo in luna di miele!”), congratulazioni sommesse da parte del vigilante, a cui al suo “Thank you and have a good stay” ho risposto “Thanks to you” con apposta traduzione “Grazie a voi!” a voce alta. Lo ha ripetuto un po’ alla cazzo, ma aveva capito.Il secondo punto è questo: usciamo e prendiamo un taxi, mettendoci diligentemente in fila.Tempo 4 minuti e un taxi era a nostra disposizione. Velocità di crociera sul taxi circa 60-70 miglia all’ora, traffico più o meno ordinato (non solo gli italiani fanno zig zag in strada per trovare strada libera, comunque). A un certo punto un altro taxi invade la nostra corsia, piuttosto bruscamente (sempre a 60-70 miglia orarie); il nostro uomo si infervora un po’, continua la sua corsa fino ad affiancare il taxi invadente, dopodichè un bel dito medio alzato al suo indirizzo, un bel “Asshole!” a voce alta, e prosegue fino al nostro hotel, uscendo dall’autostrada.Il nostro hotel si chiama “Americania”, catena Best Western: tipicamente americano (ho visto una cosa simile in una puntata di Beverly Hills 90210), seppur con una stanza un po’ piccola che comunque comprende tutto ciò di cui si ha bisogno.Moquette a quadri verde e nero, tavolino rosso anni ’50, letto a una piazza e mezza più alto del normale e bagno grande come un qualsiasi bagno di un appartamento estivo sulla riviera romagnola.
Nella hall ci ha ricevuti una ragazzona di colore chiamata Mina, molto cordiale: tutt’intorno, sedie in stile design retrò, un jukebox Seeburg dei tardi anni ’60 e un salottino tutto azzurro con due flippers anni ’60. Uno come me cosa vuole di più?

Passaggio in Amsterdam

Buongiorno a tutti!
L'arrivo a San Francisco è passato attraverso un elegante aeroporto chiamato Schipol, ad Amsterdam: un posto dove il check-in "di passaggio" viene effettuato con prenotazione come si fa alle Poste, ossia con bigliettino. Arrivi, scegli la compagnia, la destinazione, schiacci il tasto e viene emesso un numero. il tutto su video touchscreen. Un check in durato 3 minuti in tutto.
Molti negozi che offrono veramente di tutto (infatti Carla ha trovato il cuscino gonfiabile da viaggio... che poi non ha usato).
Imbarcati su questo Boeing 747 da 400 e passa persone (prima volta per Frank, quarta per Carla), si inizia un viaggio di 10 ore: più comodo di un treno (non fa rumore e non sballotta), più confortevole di un'auto (a parte un africano di fianco a Frank che è stato ribattezzato Bugabe, che l'ultima volta che ha visto una doccia sarà stato 4 settimane prima), il viaggio è filato via liscio anche grazie alla presenza della hostess Miriam, olandese (volavamo su KLM) che, appresa la notizia del nostro viaggio di nozze, a metà viaggio ci ha deliziato di un paio di flutes con champagne (esclusivamente per noi), e ci ha regalato un paio di casette olandesi di ceramica olandese che faceva tanto olandese. Grazie Miriam!

venerdì 5 settembre 2008

Prove tecniche

Matrimonio previsto Sabato 20 Settembre 2008, ore 11.
Partenza viaggio di nozze previsto Lunedì 22 Settembre, ore 06:50.
Primo aggiornamento previsto a breve.