L’arrivo a San Francisco è stato caratterizzato da un paio di punti in particolare che voglio citare (qui è Frank che vi scrive).Carla mi diceva:, “Vedrai quanto ci mettiamo all’immigration prima di uscire…!”.Con Immigration Form compilato in mano, ci siamo messi in coda, ben guidati da vari esponenti della forza pubblica che ci hanno diretti verso l’uscita dell’aeroporto.Una serie di cabinotti ben evidenziati da scritte rosse che lampeggiavano VISITORS ,con all’interno altri tutori dell’ordine, rappresentava l’ultimo passo per arrivare in terra californiana.Il controllo prevedeva una bella foto con una webcam, domande di rito (“Siete qui in vacanza?”), risposta unica nella vita (“Siamo in luna di miele!”), congratulazioni sommesse da parte del vigilante, a cui al suo “Thank you and have a good stay” ho risposto “Thanks to you” con apposta traduzione “Grazie a voi!” a voce alta. Lo ha ripetuto un po’ alla cazzo, ma aveva capito.Il secondo punto è questo: usciamo e prendiamo un taxi, mettendoci diligentemente in fila.Tempo 4 minuti e un taxi era a nostra disposizione. Velocità di crociera sul taxi circa 60-70 miglia all’ora, traffico più o meno ordinato (non solo gli italiani fanno zig zag in strada per trovare strada libera, comunque). A un certo punto un altro taxi invade la nostra corsia, piuttosto bruscamente (sempre a 60-70 miglia orarie); il nostro uomo si infervora un po’, continua la sua corsa fino ad affiancare il taxi invadente, dopodichè un bel dito medio alzato al suo indirizzo, un bel “Asshole!” a voce alta, e prosegue fino al nostro hotel, uscendo dall’autostrada.Il nostro hotel si chiama “Americania”, catena Best Western: tipicamente americano (ho visto una cosa simile in una puntata di Beverly Hills 90210), seppur con una stanza un po’ piccola che comunque comprende tutto ciò di cui si ha bisogno.Moquette a quadri verde e nero, tavolino rosso anni ’50, letto a una piazza e mezza più alto del normale e bagno grande come un qualsiasi bagno di un appartamento estivo sulla riviera romagnola.
Nella hall ci ha ricevuti una ragazzona di colore chiamata Mina, molto cordiale: tutt’intorno, sedie in stile design retrò, un jukebox Seeburg dei tardi anni ’60 e un salottino tutto azzurro con due flippers anni ’60. Uno come me cosa vuole di più?
martedì 23 settembre 2008
Passaggio in Amsterdam
Buongiorno a tutti!
L'arrivo a San Francisco è passato attraverso un elegante aeroporto chiamato Schipol, ad Amsterdam: un posto dove il check-in "di passaggio" viene effettuato con prenotazione come si fa alle Poste, ossia con bigliettino. Arrivi, scegli la compagnia, la destinazione, schiacci il tasto e viene emesso un numero. il tutto su video touchscreen. Un check in durato 3 minuti in tutto.
Molti negozi che offrono veramente di tutto (infatti Carla ha trovato il cuscino gonfiabile da viaggio... che poi non ha usato).
Imbarcati su questo Boeing 747 da 400 e passa persone (prima volta per Frank, quarta per Carla), si inizia un viaggio di 10 ore: più comodo di un treno (non fa rumore e non sballotta), più confortevole di un'auto (a parte un africano di fianco a Frank che è stato ribattezzato Bugabe, che l'ultima volta che ha visto una doccia sarà stato 4 settimane prima), il viaggio è filato via liscio anche grazie alla presenza della hostess Miriam, olandese (volavamo su KLM) che, appresa la notizia del nostro viaggio di nozze, a metà viaggio ci ha deliziato di un paio di flutes con champagne (esclusivamente per noi), e ci ha regalato un paio di casette olandesi di ceramica olandese che faceva tanto olandese. Grazie Miriam!
L'arrivo a San Francisco è passato attraverso un elegante aeroporto chiamato Schipol, ad Amsterdam: un posto dove il check-in "di passaggio" viene effettuato con prenotazione come si fa alle Poste, ossia con bigliettino. Arrivi, scegli la compagnia, la destinazione, schiacci il tasto e viene emesso un numero. il tutto su video touchscreen. Un check in durato 3 minuti in tutto.
Molti negozi che offrono veramente di tutto (infatti Carla ha trovato il cuscino gonfiabile da viaggio... che poi non ha usato).
Imbarcati su questo Boeing 747 da 400 e passa persone (prima volta per Frank, quarta per Carla), si inizia un viaggio di 10 ore: più comodo di un treno (non fa rumore e non sballotta), più confortevole di un'auto (a parte un africano di fianco a Frank che è stato ribattezzato Bugabe, che l'ultima volta che ha visto una doccia sarà stato 4 settimane prima), il viaggio è filato via liscio anche grazie alla presenza della hostess Miriam, olandese (volavamo su KLM) che, appresa la notizia del nostro viaggio di nozze, a metà viaggio ci ha deliziato di un paio di flutes con champagne (esclusivamente per noi), e ci ha regalato un paio di casette olandesi di ceramica olandese che faceva tanto olandese. Grazie Miriam!
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