Nella Death Valley i servizi ci sono, ma viene spesso riportato che "l'acqua è una risorsa preziosa".
Nonostante ciò, aria condizionata a manetta e frigo in ogni stanza dell'albergo; il nostro si chiama Furnace Creek Ranch.
Furnace Creek è una zona chiamata così perchè quando siamo arrivati, alle 19:30 (ed era già buio pesto) c'era una temperatura sui 34 gradi.
Alle 22, ossia quando siamo usciti dal ristorante dopo cena, vicino al hotel, si era alzata notevolmente, arrivando a 42 gradi: una fornace, appunto.
In questo clima, capirete, le peggio bestie ci sguazzano, infatti bisogna fare attenzione a Vedove Nere e serpenti a sonagli, casomai ci si voglia imbattere in un'escursione "fai-da-te".
Qui Frank: odiando a morte i ragni (sono le uniche cose di cui ho paura, ammetto) mi ha fatto "specie", sulla strada verso l'hotel, una Vedova Nera che ci ha attraversato la strada. Un ragnazzo grosso come la mia mano. E la mia mano non è piccola!

Devo dire che in stanza, prima di addormentarmi, ho cominciato ad avere allucinazioni visive: non si sa mai cosa si può trovare in un albergo in mezzo alla Death Valley, e mi è sembrato di vedere una macchia nera che si muoveva...brr....
Io odio i ragni, ripeto.
E visto che la Death Valley sembra il luogo di vacanza in montagna del Diavolo, ci ha messo la sua bella compagnia tutto intorno...
Il giorno dopo, al mattino, effettuiamo un'escursione da un giorno: le cose che si possono vedere in un giorno ci sono, in questo paesaggio lunare che a tratti è irreale.
Cominciamo con Badwater, il punto più basso del Nord America: una zona che sta a 85 metri e mezzo sotto il livello del mare.
Un'immensa distesa salata con una piccola pozzanghera di acqua: un cartello indica che prima di acqua ce n'era di più, ma i turisti, giocando a buttare tocchi di sale nell'acqua, hanno fatto sì che nei decenni questa si riducesse, arrivando a essere una pozzanghera come oggi, appunto.
Da Badwater ritorniamo verso Furnace Creek e ci fermiamo a Natural Bridge Canyon, che con un'auto è un pò difficile (ma non impossibile) raggiungere: strada sterrata e tortuosa per due km fuori dalla strada asfaltata, velocità media 15 Km/h.
Una volta arrivati al parcheggio, si prosegue a piedi per 10 minuti, fino ad arrivare a un'immenso masso incastrato in mezzo ad altre rocce, masso con un buco in mezzo. Un ponte naturale, appunto, che con un pò di fantasia può essere associato al Ponte dei Sospiri di Venezia.
Riprendiamo la strada e ci addentriamo in un'altra zona denominata Devil's Golf Course, il Campo da Golf del Diavolo: più facile da raggiungere, e meno pericoloso per l'auto.
Siamo dalla parte opposta della strada asfaltata rispetto a Natural Bridge, a qualche km da Badwater, sul suo stesso lato, e infatti qui è ancora distesa salata, ma molto differente.
Infatti, se Badwater sembrava una pista del Palaghiaccio, questa sembra una distesa di piccoli crateri vulcanici, però sempre di sale.
Il posto si chiama così perchè è pieno di buche, e un apposto cartello ci spiega che è un pò pericoloso addentrarsi a piedi perchè è facile scivolare, e se si cade si rischia anche di rompersi le ossa, data la conformazione del suolo molto irregolare. Infatti non c'è un punto in cui dici "Appoggio un attimo il thermos e i panini a terra". No: tutto quello spazio in piano non c'è.
Anche qui foto di rito con la nostra modella preferita (che fotografa l'interno dei mini-crateri dicendo "Frank, questo è tutto sale! Il mio peggior nemico!"), e si riparte alla volta di Artist Drive.
Proseguendo sulla main road (quella asfaltata), si arriva in prossimità di una strada a senso unico chiamata Artist Drive.
Lunga dai 5 ai 6 km, inizialmente ti fa chiedere: "Ma è una scorciatoia per arrivare al hotel?" in quanto, apparentemente, non vi è nulla da vedere.
Ma basta percorrerla per un km per scoprire cosa c'è: qui le rocce (calcaree) hanno diversi colori.
Rosa, verde, azzurro, lilla, viola, giallo, marrone, in sfumature più o meno marcate.
Uno spettacolo: infatti, questa viene chiamata "Artist's Palette", la "tavolozza dell'artista".
Meraviglioso: e vi dirò che in macchina il percorso è anche divertente, grazie ai "dips", improvvisi e profondi "sali-scendi" presenti sulla strada.
Uscendo da Artist Drive, inoltre, ci si chiede se non sia da qui che arriva l'ispirazione per le ambientazioni dei cartoni animati di Wile Coyote e Bip Bip.
Usciamo da Artist Drive e prendiamo la Highway 190, quella che ci porterà fuori dalla Death Valley verso Las Vegas.
Qui ci sono ancora due punti da visitare: il primo dei due è Zabrinskie Point.
Qui Michelangelo Antonioni ci diresse un film, nel 1970: anzi, qui fu girata una scena d'amore che entrò nella storia del cinema.
Raggiunto un piazzale in cima a una strada (raggiungibile a piedi), si può godere di una vista unica: tutt'intorno, rocce ed avvallamenti rocciosi color oro e giallo chiaro.
Sembra di stare all'interno di un deserto di montagne rocciose.
Voi direte "Grazie, e la Death Valley cos'è, secondo te?"
Sì, è vero: ma Zabrinskie Point è un pò diverso dal resto.
Ultimo posto da vedere prima di ripartire è Dante's View!
Una strada secondaria lunga 13 miglia (circa 22 km) ci dirige verso una zona montuosa.
Facciamo le ultime due miglia di questa strada quasi in verticale, quindi arriviamo in cima.
CHE SPLENDORE!
Da qui si vede buona parte della Death Valley: distese di sale che disegnano un paesaggio irreale, adombrato parzialmente dalle nuvole.
Le foto che vedete non rendono appieno questa esperienza visiva.
Immaginate quindi che il nome di questo posto è ispirato all'Inferno dantesco, o una delle possibili visioni che egli ha avuto. Assolutamente straordinario.
Posso asserire con certezza che semmai dovesse capitarvi di arrivare alla Death Valley e starci mezz'ora, questa cosa va vista, fosse solo questa!