L’arrivo a San Francisco è stato caratterizzato da un paio di punti in particolare che voglio citare (qui è Frank che vi scrive).Carla mi diceva:, “Vedrai quanto ci mettiamo all’immigration prima di uscire…!”.Con Immigration Form compilato in mano, ci siamo messi in coda, ben guidati da vari esponenti della forza pubblica che ci hanno diretti verso l’uscita dell’aeroporto.Una serie di cabinotti ben evidenziati da scritte rosse che lampeggiavano VISITORS ,con all’interno altri tutori dell’ordine, rappresentava l’ultimo passo per arrivare in terra californiana.Il controllo prevedeva una bella foto con una webcam, domande di rito (“Siete qui in vacanza?”), risposta unica nella vita (“Siamo in luna di miele!”), congratulazioni sommesse da parte del vigilante, a cui al suo “Thank you and have a good stay” ho risposto “Thanks to you” con apposta traduzione “Grazie a voi!” a voce alta. Lo ha ripetuto un po’ alla cazzo, ma aveva capito.Il secondo punto è questo: usciamo e prendiamo un taxi, mettendoci diligentemente in fila.Tempo 4 minuti e un taxi era a nostra disposizione. Velocità di crociera sul taxi circa 60-70 miglia all’ora, traffico più o meno ordinato (non solo gli italiani fanno zig zag in strada per trovare strada libera, comunque). A un certo punto un altro taxi invade la nostra corsia, piuttosto bruscamente (sempre a 60-70 miglia orarie); il nostro uomo si infervora un po’, continua la sua corsa fino ad affiancare il taxi invadente, dopodichè un bel dito medio alzato al suo indirizzo, un bel “Asshole!” a voce alta, e prosegue fino al nostro hotel, uscendo dall’autostrada.Il nostro hotel si chiama “Americania”, catena Best Western: tipicamente americano (ho visto una cosa simile in una puntata di Beverly Hills 90210), seppur con una stanza un po’ piccola che comunque comprende tutto ciò di cui si ha bisogno.Moquette a quadri verde e nero, tavolino rosso anni ’50, letto a una piazza e mezza più alto del normale e bagno grande come un qualsiasi bagno di un appartamento estivo sulla riviera romagnola.
Nella hall ci ha ricevuti una ragazzona di colore chiamata Mina, molto cordiale: tutt’intorno, sedie in stile design retrò, un jukebox Seeburg dei tardi anni ’60 e un salottino tutto azzurro con due flippers anni ’60. Uno come me cosa vuole di più?
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2 commenti:
che invidia!!!!
fatevi un giretto a Lombard Street (ndr è la strada tutta curve) anche per me!
molto carino da vedere è il Pier 57 (se non ricordo male)tanti negozietti e locali (dovrebbe esserci Hard Rock Cafè ed anche BubbaGump... okkio ai prezzi di Bubba, si mangia bene ma è un posto x turisti e quindi pelano...)
baci ed alla prox...
Suggerirei piuttosto http://www.cookingforengineers.com/article/240/Hard-Knox-Cafe-San-Francisco-California
Divertitevi,
Enrico
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